Appunti per una rete wifi pubblica ‘porticata’

portico_1 Il portico bolognese è una parte di proprietà privata data all’uso pubblico. Quando venne istituito secoli fa sembra che i proprietari dei palazzi non ne fossero entusiasti. Gli storici raccontano che servì una muscolare mediazione istituzionale per consolidare l’equilibrio – pragmatico e ideale – che poi ha prevalso nei secoli. Il proprietario perde superficie al piano terra, ma la guadagna nei piani superiori visto che con il portico il fronte del palazzo può arrivare fino al margine della strada, non serve lasciare libero il marciapiede. Il proprietario è tenuto a mantenere pulito il suo tratto di portico e il pubblico, grato per non bagnarsi o infangarsi, non dovrebbe sporcarglielo troppo.

Insomma tutti ci guadagnano.

Mi sembrava una metafora interessante per reti wifi pubbliche in cui i proprietari privati di connessioni internet a larga banda ne condividono una parte con chi passa pur mantenendo in sicurezza la rete privata di casa, ufficio o negozio. Così come il proprietario del palazzo porticato di solito mette il doppio catenaccio al portone di entrata. Il portico d’accordo è dato ad uso pubblico ma il resto della casa sono fatti suoi.

wifiportico
Insomma un’idea così originale che infatti, come mi ha subito ricordato un amico guru informatico, era già stata realizzata da una società di Madrid capitanata da un uomo d’affari di origine argentina. Certo, senza nominare portici e altre idiosincrasie bolognesi.
Raffreddato l’entusiasmo, metto qui gli appunti (pdf).

(cover photo credit: http://www.bolognawelcome.com)